Top

Borghi fantasma in Emilia-Romagna: 4 luoghi dimenticati da esplora

L’Emilia-Romagna, regione splendida e ricca di storia, cela tra le sue bellezze anche dei segreti meno conosciuti: i borghi fantasma.
Questi luoghi abbandonati, sparsi tra lussureggianti colline e valli remote, raccontano storie di un tempo in cui la vita pulsava tra le loro mura.

4 borghi fantasma dimenticati da esplora

Oggi, sebbene siano stati lasciati al silenzio, offrono uno sguardo affascinante e malinconico su un passato che resiste al tempo. In questo articolo, esploreremo alcuni di questi borghi dimenticati dell’Emilia-Romagna, scoprendo la loro storia e il loro fascino unico

Chiapporato (Bologna)

Fondato nel XVI secolo, Chiapporato è stato abitato principalmente da carbonai, pastori e boscaioli, che hanno sfruttato le risorse naturali della regione per il loro sostentamento. Con il tempo, il borgo è caduto in rovina, ma mantiene il fascino malinconico di un’epoca passata, con le sue costruzioni diroccate che ancora oggi testimoniano la vita di un tempo. Tra i pochi edifici che resistono, spiccano un antico lavatoio, un forno e una buca della posta, nonché segni di antiche targhe sui ruderi delle case.

La chiesa dedicata a San Giovanni Battista, situata sopra il borgo, è stata restaurata nel 2005, segno di una speranza per il recupero e la preservazione del borgo stesso. Il piccolo cimitero adiacente, datato 1847, aggiunge un ulteriore tocco storico e pittoresco a questo luogo dimenticato. Recentemente, il borgo ha visto l’introduzione dell’energia elettrica, un moderno comfort che non aveva mai raggiunto queste remote abitazioni.

Bastia (Piacenza)

Il borgo di Bastia, situato nella suggestiva valle del Montone in Romagna, possiede un’origine storica che risale al XV secolo, anche se le testimonianze e i documenti del periodo sono piuttosto limitati. Questo antico villaggio si articolava inizialmente attorno a una fortezza, la quale esercitava il suo dominio sulla valle circostante. Oggi, i visitatori possono ancora osservare i resti di questa struttura, insieme a quelli di numerose abitazioni e un oratorio che è stato recentemente restaurato.

Dal “Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana” del 1843, emerge una descrizione più dettagliata di Bastia, che all’epoca era parte della Romagna Granducale.
Situata due miglia toscane a libeccio di Portico e appartenente alla giurisdizione della Rocca San Casciano, Bastia rientrava nella diocesi di Bertinoro e nel compartimento di Firenze. Il borgo era noto per la sua chiesa parrocchiale edificata nei pressi dei ruderi del castello di Planicorio, poi rinominato Bastia.

Il contesto geografico in cui sorge Bastia è particolare, essendo ubicato sul fianco occidentale di un contrafforte che scende dall’Appennino, tra San Benedetto in Alpe e Premilcuore. Il borgo si trova inoltre vicino alla sorgente di una acqua solforosa, elemento caratteristico della regione, e a ridosso della nuova strada regia di Romagna.
Documenti storici, come le pergamene dei secoli XIII e XIV provenienti dall’Abbazia di San Benedetto in Alpe, menzionano la chiesa parrocchiale di San Lorenzo di Planicorio, testimoniando la lunga storia religiosa e comunitaria del luogo, che all’epoca contava circa 330 abitanti.

Castello di Toano (Reggio Emilia)

Situato su un’altura, il Castello di Toano offre una vista panoramica sulla valle circostante. Anche se in gran parte in rovina, il castello attira ancora visitatori interessati alla sua architettura medievale e alla storia locale.

Una pieve colpita duramente

La Pieve di Santa Maria in Castello a Toano è un esempio emblematico di conservazione storica. Originariamente situata all’interno di un castello medievale, la pieve ha subito diversi eventi distruttivi: già nel XIII secolo fu danneggiata dalle dispute tra Guelfi e Ghibellini, e successivamente fu demolita da una frana nel XVIII secolo. Nonostante ciò, la struttura è sopravvissuta e continua a dominare un piccolo borgo rurale, con edifici che mostrano basi di pietra molto antiche, testimonianza della presenza del castello.

La chiesa stessa, con la sua struttura a tre navate e absidi, ha subito restauri soprattutto a causa di un incendio durante la seconda guerra mondiale. All’interno si possono ammirare dettagli architettonici unici, come due capitelli centrali e semicapitelli decorati con una varietà di motivi che vanno dal bizantino al corinzio, oltre a intrecci canusini e figure di mostri e bestiari t
ipici delle cattedrali. Ancora presente è l’altare originale, un blocco unico di arenaria datato 1189, e una porta laterale con decorazioni attribuibili alla scuola dei Ceccati.

Formignano (Cesena)

Formignano è una borgata situata nella Valle del Savio, sopra Borello, che fino al 1962 ospitava una significativa miniera di zolfo. La chiusura dell’impianto in quell’anno portò all’abbandono del villaggio minerario, lasciando l’area in uno stato di trascuratezza. Tuttavia, alla fine degli anni ’80, un rinnovato interesse per il patrimonio storico locale ha spinto un gruppo di appassionati a fondare la Società di Ricerca e Studio della Romagna Mineraria.

L’obiettivo era preservare e valorizzare la memoria della miniera. Questo impegno per la conservazione e la valorizzazione culminò nel 2010 con un significativo progetto di riqualificazione. Furono ripristinate le strade, creati spazi pubblici come piazze e aree di aggregazione, trasformando l’intero villaggio in un museo a cielo aperto.
Oggi, Formignano offre ai visitatori la possibilità di esplorare la sua storia mineraria attraverso le strutture e i paesaggi che un tempo costituivano il cuore pulsante dell’attività estrattiva della regione.

La storia della sua miniera

La miniera di Formignano ha una storia che inizia nel 1556 con le prime escavazioni. Nel corso dei secoli, passa attraverso diversi proprietari e periodi di prosperità e crisi. Nel 1816, il conte G. Cisterni acquista la miniera insieme ad altre, ma le spese di modernizzazione portano alla bancarotta nel 1837.
Successivamente, la miniera passa a industriali francesi, ma anche loro falliscono nel 1842. Nel corso del XIX e del XX secolo, la miniera subisce ulteriori cambiamenti di proprietà e gestione, ma affronta sfide economiche e legislative. Dopo un tentativo di gestione cooperativa, la miniera chiude definitivamente nel 1962, a causa dell’esaurimento dello zolfo e dell’impoverimento dello strato estrattivo.

"Viaggiare è la nostra passione, incontrare nuova gente" ecco, noi siamo questi: per noi viaggiare significa crescere, apprendere, conoscere e sopratutto far capire ai nostri bambini che il mondo è un posto meraviglioso capace di sorprendere con le sue diversità e i suoi mille colori da scoprire e capire. Siamo una famiglia come tante che crede che il viaggio possa essere uno strumento per condividere pensieri ed emozioni.