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Un borgo in Sardegna tra antiche tradizioni, Nuraghi, menhir e arte: porto sicuro durante la peste

Atzara è un comune sardo di appena poche centinaia di abitanti, situato nella provincia di Nuoro. Questo borgo è noto soprattutto per le sue antiche tradizioni, che vengono mantenute con costanza e allegria, ma conserva anche splendidi reperti archeologici tutti da scoprire: vediamolo insieme!

Storia di Atzara

Origini del Nome

L’etimologia del nome Atzara è avvolta nel mistero. Una teoria suggerisce che il nome derivi dalla presenza nel territorio di “atzara“, una pianta rampicante conosciuta in italiano come clematide o vitalba. Un’altra ipotesi lo collega alla radice fenicia “atzar”, che significa “luogo sicuro“, suggerendo un antico rifugio per i viaggiatori e gli abitanti locali.

Le Radici Antiche e la Civiltà Nuragica

Il territorio di Atzara ha mostrato segni di insediamento fin dal Neolitico, come dimostrano le domus de janas nella località di Corongiu Senes e i ritrovamenti archeologici a Launisa. In epoca successiva, durante il millennio a.C., la zona era dominata dalla civiltà nuragica, nota per i suoi thòloi e i nuraghi, tra cui spicca quello di Abbagadda, il cui nome significa “acqua calda“.

Il Medioevo e la Spiritualità

Avanzando nel tempo, nell’XI secolo si erge la chiesa campestre di Santa Maria Bambina, considerata uno dei più antichi luoghi di culto cristiani della Barbagia, suggerendo un passato spirituale profondo. Atzara emerge anche nelle cronache medievali, citato nel Condaghe di Bonarcado del 1205 e in documenti successivi come parte della diocesi di Arborea. Il villaggio giocò un ruolo nei negoziati di pace del 1388 fra Eleonora d’Arborea e il re Giovanni d’Aragona, evidenziando la sua importanza strategica e politica.

Sviluppi nei Secoli Successivi

Nel XVI secolo, la Chorographia Sardiniae di G. F. Fara descrive Atzara come un oppidum, indicando un centro abitato fortificato. Nel XVII secolo, il borgo accolse gli abitanti di Spasulè, un villaggio abbandonato, probabilmente a causa della peste.

Il Rinascimento Culturale del XX Secolo

Il 1900 segna un periodo di rinascita culturale per Atzara con l’arrivo di Eduardo Chicharro, grazie a una borsa di studio dell’Accademia di Spagna a Roma. Seguito da Antonio Ortiz Echagüe nel 1907 e altri artisti di rilievo, tra cui italiani e stranieri, Atzara divenne un vivace centro artistico, talvolta descritto come una “scuola” spontanea, che attirava pittori da diverse parti d’Europa.

Cosa vedere ad Atzara

  • Museo d’arte moderna e contemporanea Antonio Ortiz Echague: questo museo venne inaugurato nel 2000 su idea del pittore atzarese Antonio Corriga, con lo scopo di dare risalto al patrimonio artistico di Atzara.
  • Murales: nel borgo ve ne sono molti e bellissimi, alcuni di artisti locali altri di artisti stranieri.
  • Sentiero naturalistico “Le vie dei vigneti”: questo percorso parte dalla località Santa Vittoria passando tra filari, vitigni, colline e splendidi paesaggi.
  • Siti archeologici: se ne trovano in località di Corongiu Senes, oltre alle “tombe dei giganti” e il nuraghe di Abbagadda.

Cosa vedere nei dintorni di Atzara

  • La Barbagia: il territorio circostante ad Atzara è ricco di splendidi boschi con una fauna e una flora davvero incredibili.
  • Nuraghi: ve ne sono tanti, ma i più belli sono quelli di Ligios, di Ni’ e Crobu, di Su Nurache, di Figos, di Su Pisu e di Suergèdu.

Mappa di Atzara

Come arrivare ad Atzara da Nuoro

Per arrivare ad Atzara in auto da Nuoro ci vuole circa un’ora e dieci e dovete prendere la Strada Statale 131.

Curiosità su Atzara

Ad Atzara esiste un costume tradizionale, che in passato era portato da tutti i locali, mentre oggi lo portano solo alcune donne anziane. Si tratta di un costume con colori molto accesi, e un tradizionale copricapo detto “Tiaggiòla”. I pittori che popolarono il borgo a inizio Novecento ne erano entusiasti e lo ritrassero spesso.

Struttura costume Femminile

  • Testa:
    • S’iscoffia: cuffia di cotone rosso.
    • Tiagiola: copricapo a benda unico.
    • Su mucadore: fazzoletto in filo, lana o seta.
  • Busto:
    • Camicia lunga ricamata ai polsi.
    • Is palettas: corpetto di broccato.
    • Su cippone: giacchetto rosso scarlatto ricamato in seta.
  • Parte Inferiore:
    • Su saigione: gonna plissettata in orbace marrone con orlo a balza azzurra.
    • Sa ghinta: grembiule in tessuto e colore simile alla gonna, orlato in balza verde.
    • S’antalene: grembiule in seta nera, indossato solo dalle donne sposate se ricevuto in dono dal marito durante il fidanzamento.

Struttura costume Maschile:

  • Testa:
    • Sa berritta: copricapo nero in lana a forma di tubo lungo.
  • Busto:
    • Camicia con collo alto (su zughittu).
    • Su cosso: corpetto smanicato in velluto blu ricamato in seta vari colori.
    • S’istebbedde: gilet in pelle d’agnello.
  • Parte Inferiore:
    • Carzones: braghe bianche di lino.
    • Gonnella corta nera che copre i carzones.
    • Is carzas: gambaletti in orbace che fissano i carzones con sa capicciola, un nastrino azzurro.

Giovanna Caletti Con un'anima inquieta e una passione innata per l'avventura, Giovanna Caletti è un'autentica esperta di viaggi e un'affermata autrice, i cui consigli hanno ispirato innumerevoli famiglie a esplorare il mondo insieme. Giovanna si è dedicata a condividere itinerari unici e destinazioni affascinanti attraverso i suoi articoli per PiccoliEsploratori.com. Le sue parole trasmettono un senso di meraviglia e scoperta che cattura l'immaginazione dei lettori di tutte le età. Attraverso le sue avventure, Giovanna incarna l'idea che i viaggi non sono solo spostamenti fisici, ma esperienze che arricchiscono la mente e il cuore.