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Un borgo nel cuore dell’Abruzzo dove il ferro diventa “burro” grazie ad un’erba magica

Immerso nel cuore dell’Abruzzo, Pescocostanzo è un borgo incantevole che conserva intatte le tracce del suo passato. Fondato nel X secolo, questo villaggio è famoso per la sua architettura storica, le tradizioni artigianali e un ricco patrimonio culturale. Passeggiare per le sue strade, ammirare le eleganti chiese e palazzi rinascimentali, e scoprire le storie e le leggende che ne caratterizzano la storia, rende
Pescocostanzo una meta molti interessante per chiunque desideri esplorare il fascino dell’Italia centrale.

Storia di Pescocostanzo

Pescocostanzo fu fondato nel X secolo e subito si distinse per la sua importanza rispetto ai centri circostanti. Nell’XI secolo entrò nei possedimenti dell’Abbazia di Montecassino, come rappresentato sui battenti bronzei della porta del Monastero cassinense, voluta dall’Abate Desiderio nel 1065.

Il passaggio al dominio laico

Nel 1108, l’abate di Montecassino e il preposto del monastero di San Pietro dell’Avellana cedettero il castello di Pescocostanzo e la chiesa di Santa Maria al conte Attone, figlio di Gualtieri, in cambio del castello di Cantalupo. Questo fece di Attone il primo feudatario laico del borgo.

Il terremoto del 1456 e il cambiamento urbanistico

Il terremoto del 1456 che devastò l’Abruzzo portò all’arrivo di maestranze lombarde, cambiando l’assetto urbanistico di Pescocostanzo. Questo evento influenzò anche il tessuto sociale e culturale del borgo, con l’introduzione del rito ambrosiano nelle cerimonie di battesimo nella basilica di Santa Maria del Colle.

Periodo aragonese e autonomie

Nel 1464, sotto il dominio di Ferdinando I d’Aragona, Pescocostanzo ottenne uno statuto che ne garantì l’appartenenza al regio demanio, godendo di relative libertà. Successivamente, il borgo passò sotto il controllo dei feudatari, ma si sviluppò una classe sociale economicamente solida e culturalmente elevata.

Autonomia e sviluppo culturale

Nel 1774, Pescocostanzo divenne “Universitas Sui Domina“, liberandosi dal dominio feudale. Questo portò a un fiorire di studi giuridici, filosofici, storici, matematici e letterari. Ottavio Colecchi, un filosofo e matematico di Pescocostanzo, fu uno dei primi interpreti italiani della filosofia kantiana.

Cosa visitare a Pescocostanzo

  • Basilica di Santa Maria del Colle: Uno dei principali punti di interesse del borgo, questa basilica risale al XIV secolo e rappresenta un magnifico esempio di architettura rinascimentale. All’interno, potrete ammirare affreschi e opere d’arte sacra di grande valore.
  • Palazzo Fanzago: Questo elegante edificio seicentesco, progettato dal famoso architetto Cosimo Fanzago, ospita oggi il Museo del Tombolo, dedicato all’arte del merletto a tombolo, una tradizione artigianale locale.
  • Riserva Naturale Orientata Bosco di Sant’Antonio: A pochi chilometri dal centro, questa riserva naturale offre sentieri panoramici immersi in una lussureggiante foresta di faggi e aceri secolari, ideali per escursioni a piedi e passeggiate rilassanti.

Piatti tipici di Pescocostanzo

La cucina di Pescocostanzo riflette le tradizioni culinarie dell’Abruzzo, con piatti che esaltano i sapori genuini e gli ingredienti locali:

  • Cazzarielli e Fagioli: un primo piatto rustico a base di pasta fatta in casa (i cazzarielli) conditi con un saporito sugo di fagioli e pancetta.
  • Agnello Cacio e Ova: questo piatto tradizionale è preparato con agnello cotto lentamente e poi insaporito con una salsa a base di uova e formaggio pecorino.
  • Ferratelle: dolci tipici abruzzesi simili a cialde, spesso farciti con miele o confettura, perfetti per concludere un pasto in dolcezza.

Curiosità su Pescocostanzo

  • Il Merletto a Tombolo: Pescocostanzo è rinomato per l’antica arte del merletto a tombolo. Questa tradizione artigianale, tramandata di generazione in generazione, è un elemento distintivo del borgo, e il Museo del Tombolo ne celebra la storia e l’eccellenza.
  • Patrimonio UNESCO: il centro storico di Pescocostanzo è stato inserito nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO come esempio eccezionale di conservazione urbana, grazie alle sue strade lastricate, gli edifici storici e le chiese ben conservate.

Leggende su Pescocostanzo

Pescocostanzo, con i suoi monumenti rinascimentali e barocchi, custodisce un’opera straordinaria e avvolta nel mistero all’interno della Basilica di Santa Maria del Colle. Questa basilica ospita una cancellata in ferro battuto, realizzata agli inizi del Settecento dai maestri artigiani Santo di Rocco e suo nipote Ilario. La cancellata è un capolavoro di virtuosismo artistico, raffigurante putti e demoni in lotta tra loro, un’opera così dettagliata e complessa da aver dato origine a una leggenda affascinante.

Si racconta che per ottenere un ferro così malleabile da permettere simili lavorazioni, Santo di Rocco e Ilario abbiano utilizzato un’erba magica, una pianta rara che cresceva solo sulla Maiella. Questa erba avrebbe conferito al ferro una duttilità straordinaria, rendendo possibili le raffinate decorazioni della cancellata. Nel corso degli anni, in molti hanno cercato di trovare questa misteriosa erba, sperando di replicare il prodigioso lavoro dei due artigiani. Tuttavia, nonostante le numerose ricerche, sembra che nessuno sia mai riuscito a individuare la pianta magica, alimentando ulteriormente il fascino e il mistero che avvolgono questa leggenda.

Mappa di Pescocostanzo

Arrivare a Pescocostanzo partendo da Ancona in auto

Arrivare a Pescocostanzo da Ancona è davvero facile, vediamo le indicazioni stradali

  • Segui le indicazioni per entrare sull’autostrada A14 in direzione di Pescara/Roma.
  • Percorri l’A14 per circa 170 km.
  • Prendi l’uscita Pescara Nord/Città Sant’Angelo.
  • Segui le indicazioni per Montesilvano/Silvi/Penne, poi continua su SS16 per circa 5 km.
  • Prendi la SS153 verso Penne/Bussi sul Tirino.
  • Continua sulla SS153 fino a immetterti sulla SS17 verso L’Aquila/Sulmona.
  • Segui la SS17 per circa 60 km, attraversando le città di Popoli e Sulmona.
  • Dopo Sulmona, segui le indicazioni per Roccaraso/Castel di Sangro, continuando sulla SS17.

Un navigatore ovviamente è decisamente più comodo.

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