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Abruzzo

Un Oratorio, i misteri dei templari e un Borgo da esplorare: viaggio in Abruzzo

L’Oratorio di San Pellegrino a Bominaco, situato nel cuore dell’Abruzzo, è un sito di notevole importanza storica e artistica. Fondata nel 1263 dall’abate Teodino, questa struttura fa parte di un complesso monastico che comprende anche la vicina chiesa di Santa Maria Assunta.

Oratorio di San Pellegrino a Bominaco: affreschi e storia

L’oratorio è famoso per i suoi affreschi medievali che coprono interamente le sue pareti. Questi dipinti narrano scene dalla vita di Cristo, storie di San Pellegrino e di altri santi, oltre a rappresentazioni del Giudizio Universale e scene della vita quotidiana medievale.
Gli affreschi sono unici per la loro vivacità e dettaglio, offrendo una finestra sul passato religioso e culturale della regione.

  • Affreschi medievali: un ciclo completo che decora le pareti interne, illustrando scene bibliche, storie di santi e del Giudizio Universale.
  • Architettura interna: la navata unica coperta da una volta a botte ogivale.
  • Elementi scultorei: due plutei in pietra con raffigurazioni di creature mitologiche come draghi e grifoni.
  • Calendario Bominacese: affreschi che rappresentano i mesi dell’anno con simboli zodiacali e scene agricole.

Misteri e curiosità sull’Oratorio di San Pellegrino

Tra i misteri che avvolgono l’oratorio, vi sono le leggende legate ai Templari e ai simboli nascosti nei suoi affreschi. Inoltre, la complessità e l’intreccio delle storie dipinte suscitano curiosità e interpretazioni variegate, rendendo San Pellegrino un punto di interesse non solo religioso ma anche esoterico.

Il borgo di Bominaco: un viaggio attraverso i secoli

Il borgo di Bominaco ha origini profondamente radicate nella storia monastica e religiosa. Inizialmente noto come Momenaco nel X secolo, il luogo era di proprietà dei monaci benedettini, sfruttando la sua posizione strategica lungo il Tratturo Magno per facilitare i viaggi e il commercio.

Bominaco “Mamenacus”

L’importanza di Bominaco è evidenziata dal Chronicon Farfense di Gregorio di Catino, dove viene menzionato come “Mamenacus”. Le prime attestazioni documentali risalgono al 1093 e al 1321, ma è nel 1019 che il monastero viene sottoposto all’influenza dell’Abbazia di Farfa.
In questo periodo, Oderisio di Valva, della diocesi di Sulmona, ricevette il monastero in donazione, confermando il diritto di compatronato della famiglia di Valva attraverso documenti imperiali.

Un monastero donato

Nel 1093, il conte Ugo di Gerberto di Valva donò il monastero al Capitolo di San Pelino di Corfinio, consolidando ulteriormente i legami della struttura con la diocesi locale. Tuttavia, non mancarono le tensioni: nel 1154 si registrò una disputa territoriale, e nel 1280 papa Niccolò III dovette intervenire per mediarla.

Il XIII secolo vide il monastero arricchirsi di opere d’arte, come il ciclo di affreschi nell’oratorio di San Pellegrino, commissionato dall’abate Teodino. Nonostante ciò, il declino del monastero era iniziato, acuito dall’ascesa di altri ordini monastici come i Cistercensi e i Celestini.

La sconfitta dei monaci

Le lotte di potere continuarono fino al 1342, quando i monaci di Bominaco accettarono la sovranità del vescovo di Valva.
Il punto di svolta fu nel 1423 quando Braccio da Montone attaccò e saccheggiò l’abbazia, distruggendo anche il castello. Da quel momento, gli abitanti iniziarono a costruire fuori dalle mura dell’abbazia, dando vita all’attuale frazione di Bominaco.
Qui, lungo Via Madonnella, si sviluppò un nuovo nucleo comunitario, simboleggiato dalla cappella costruita con le rendite del parroco, segno di una crescente indipendenza dal potere monastico.

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